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ARPATnews - Intervista a Rosa Filippini, Presidente degli “Amici della Terra”

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Fa il punto sul sistema delle agenzie ambientali a 20 anni dalla loro costituzione ed alla luce del progetto di legge di loro riforma, approvato all'unanimità dalla Camera dei Deputati ed in discussione al Senato

La sua Associazione fu la principale promotrice del referendum effettuato nel 1993 per togliere la responsabilità dei controlli ambientali alle Unità sanitarie locali – che lo esercitavano attraverso i presidi multizonali di prevenzione - per affidarle ad un apposito “Servizio nazionale di protezione ambientale”, articolato in un’Agenzia centrale ed in agenzie regionali. Contemporaneamente alla raccolta delle firme infatti l’associazione predispose una proposta di legge in merito. Per questo, a venti anni dalla costituzione delle agenzie ambientali le vorremmo porre alcune domande.

1) Quali furono i motivi che vi spinsero a proporre quel referendum che fu approvato con oltre l’82% dei consensi?

In quegli anni, al di la del clamore per la nascita di una rappresentanza verde in politica, gli Amici della Terra avvertivano il ritardo con cui l’Italia affrontava i problemi di governo dell’ambiente e l’inadeguatezza del sistema nel suo complesso. Nel corso degli anni ‘80 era stata approvata la legge istitutiva del Ministero dell’Ambiente e, anche su impulso dell’Unione Europea, il corpus della legislazione ambientale prendeva forma rapidamente. Fatte le leggi, il sistema dei controlli dei presidi multizonali di prevenzione organizzati presso le Unità sanitarie locali risultava palesemente inadeguato anche al di la del valore del personale. Non poteva essere diversamente: la materia ambientale cominciava a manifestarsi nella sua complessità ed esigeva strutture dedicate e non subalterne.

2) Sulla scorta dell’esperienza di questi 20 anni in che misura è soddisfatta dell’esito di quell’iniziativa?
Come associazione siamo orgogliosi di aver determinato (praticamente da soli) un fatto storico così importante. Anche se non sempre adeguate, le Agenzie Regionali si sono rivelate strutture indispensabili. Il loro coordinamento nazionale, sia pure informale, che in questi anni ha contribuito a consolidare il concetto di “sistema delle agenzie”, fu impostato fin dall’inizio da Mario Signorino, primo presidente dell’Anpa, che era stato anche l’ideatore del referendum degli Amici della Terra e l’estensore del testo della proposta di legge presentata in Parlamento nel 1993 dopo la vittoria del referendum. 

3)  In questi giorni è in discussione in Parlamento un disegno di legge, approvato all’unanimità da parte della Camera dei Deputati, per l’istituzione del Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente”, cosa ne pensa?
Governo e Parlamento non hanno mai riconosciuto l’importanza di un Sistema delle Agenzieautorevole e indipendente e, anzi, ha fatto di tutto per cercare di demolirlo o di ostacolarlo come dimostra la storia dell’organismo nazionale Anpa/Apat/Ispra e dei suoi rapporti di incerta indipendenza dal Ministero dell’Ambiente o la storia del dipartimento di controllo nucleare (ex DISP) che aveva costituito il primo nucleo dell’Anpa e che ora è stato definitivamente distaccato con l’istituzione dell’autorità per il controllo nucleare. Ancora oggi, la stessa proposta di legge in discussione, prima ancora dell’approvazione alla Camera, rischia già di perdere il suo pezzo più importante ovvero il finanziamento adeguato delle strutture di controllo. Se pensiamo alle somme impegnate in questo stesso periodo per le emergenze, dobbiamo dedurre che, ancora oggi, la politica arriva a considerare le questioni ambientali solo in base alle emergenze ovvero come questioni estranee ad una normale, quotidiana, buona amministrazione.

4) I tre pilastri dell’ipotizzato sistema nazionale dovrebbero essere controllo ambientale, supporto tecnico agli enti ed informazione ambientale. Condivide questa impostazione?
Occorre intendersi sul significato di “supporto tecnico”. Esso non deve essere interpretato a discapito dell’indipendenza del sistema trasformando (come era accaduto con l’APAT) la struttura nazionale in una sorta di ulteriore direzione del Ministero dell’Ambiente.

5) Nella recente XII Conferenza nazionale delle agenzie ambientali si è discusso, in merito al controllo, se debba includere anche l’attività di polizia giudiziaria, e comunque sul tema del coordinamento fra le varie forze che effettuano controlli ambientali, secondo lei quale sarebbe la soluzione migliore?
Senza dubbio è necessario prevedere un coordinamento. Anche in questo caso, la terzietà ovvero l’indipendenza e l’autorevolezza del Sistema aiuterebbero a evitare inutili e costose sovrapposizioni.

6) E’ stata avanzata anche l’ipotesi, da parte di alcune Regioni di far svolgere alle ARPA anche una funzione di “consulenza” nei confronti delle imprese, reputa che potrebbe essere uno sviluppo possibile?
Se i controlli vengono riconosciuti come uno dei cardini del Sistema, quella delle consulenze mi sembra una strada preclusa.

7) Uno degli elementi di novità determinato dalla nascita delle agenzie ambientali è costituito dal compito istituzionale e centrale di informazione ambientale, su questo aspetto c’è molto da fare, che ne dice?
Entrando nel merito, parlare di “informazione” può generare aspettative o ambizioni fuorvianti. Sarebbe indispensabile invece “limitarsi” a garantire una corretta documentazione. Non c’è niente come la documentazione ambientale che venga manipolata, gonfiata o minimizzata secondo gli interessi o le convenienze di chi la diffonde. Il sistema delle Agenzie Ambientali deve essere la fonte ufficiale di dati ambientali, in grado di corrispondere ad una esigenza di grande rigore. Ne va della sua credibilità.

8) Fra le ipotesi di riforma istituzionale che vedono maggiori convergenze vi è quella dell’abolizione delle province, che hanno tra i loro compiti anche importanti competenze ambientali. Chi svolgerà queste funzioni? E' ipotizzabile un ruolo attivo delle Agenzie Ambientali, in altre parole, queste potranno in futuro, anche in un'ottica di semplificazione, rilasciare autorizzazioni, come le AIA, e le AUA, ovvero avere un ruolo decisorio per le VIA?
Io ho sempre pensato che alle Province fossero state lasciate le funzioni ambientali solo per continuare a giustificarne l’esistenza. Quanto alle autorizzazioni ambientali, mentre l’emanazione formale degli atti è opportuno che rimanga in capo alle amministrazioni, le istruttorie tecniche spettano ad un organo tecnico e non c’è ragione che esso non sia il Sistema delle Agenzie invece della barocca (e costosa) nomina di Commissioni ad hoc.

9) Un aspetto fondamentale per l’autorevolezza delle agenzie ambientali è la loro 
“terzietà”,secondo lei che realtà si è avuta in questi anni, e come potrebbe essere rafforzata e garantita?
Nuove regole sono necessarie ma non sufficienti. La legge deve riconoscere al Sistema delle Agenzieindipendenza e terzietà. La politica e le istituzioni devono mantenere comportamenti coerenti consentendo il consolidamento di esperienze e capacità nell’ambito di strutture stabili nel tempo e nelle funzioni. Tuttavia, nel rafforzamento del sistema delle Agenzie, il ruolo più importante è quello del personale e dei dirigenti che devono mostrarsi consapevoli della propria storia e della propria identità collettiva contro stravolgimenti della struttura e delle funzioni dettati da superficialità e improvvisazione