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Amici della Terra

La COP21: tre domande e tre risposte

Intervista di Cecilia Camporeale a Monica Tommasi, Presidente Amici della Terra

(pubblicata sul Bollettino AIEE di Dicembre 2015 )

Quali ritiene i principali meriti dell’accordo appena siglato a Parigi? E quali le criticità?

“L’esito della COP 21, se depurato dall’ideologia “climatista” che porta a investire risorse prescindendo dall’efficacia delle misure, può dare una spinta positiva ad una gestione razionale delle risorse energetiche dal punto di vista ambientale. La mancanza di impegni vincolanti, uno degli aspetti più criticati del risultato dell’accordo di Parigi, costituisce in realtà, per l’Italia e per l’Europa, un’opportunità per superare gli errori del ciclo ventennale di politiche energetico-ambientali avviato con il protocollo Kyoto.

Un buon punto di partenza è la consapevolezza manifestata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi circa l’effettiva posizione dell’Italia in questo percorso. Pochi giorni dopo che l’ISPRA aveva certificato il raggiungimento, già nel 2014, dell’obiettivo UE 2020 di riduzione dei gas serra (-20% rispetto al 1990) da parte dell’Italia, Renzi ha anticipato le prime stime per il 2015, affermando, correttamente, che l’Italia è già oltre, con una riduzione del 23%, cinque anni prima del previsto. Questa posizione costituisce una rottura con la tradizionale posizione dell’ambientalismo italiano piagnone e autodenigratorio che ha sempre rappresentato l’Italia come l’ultima della classe senza comprendere le eccellenze del Paese in questo ambito e il loro potenziale per lo sviluppo di politiche ambientali avanzate.”

Come valuta gli INDCs presentati?

“Manca un’impostazione comune e, a fronte degli esiti di Parigi, resta sempre più critica ed isolata la scelta dell’UE di puntare sul sistema ETS come principale strumento per conseguire la riduzione delle emissioni di gas serra. In questo caso, il Governo dovrebbe prestare maggiore attenzione alle sollecitazioni avanzate su questo tema dai due campioni italiani del settore energetico, ENI ed ENEL, che sono proiettati nella dimensione e nella dinamica dei mercati internazionali dell’energia. Essi pongono la questione dell’approccio unilaterale delle politiche UE che, con il sistema ETS, penalizza i livelli di eccellenza raggiunti in Italia e in Europa nello sviluppo dell’efficienza energetica e nella diffusione delle fonti rinnovabili. Col sistema ETS si è alimentato un processo di delocalizzazione delle attività industriali senza dare alcuno stimolo ai paesi emergenti ed in via di sviluppo nel processo di decarbonizzazione delle loro economie. E’ ormai chiaro che è indispensabile fissare un sistema di “carbon pricing” coerente con le regole del WTO che faccia pesare in modo uniforme a livello globale il contenuto di emissioni gas serra dei prodotti che circolano nei mercati internazionali: il Governo Italiano ha le carte in regola per farsi promotore dell’adozione di una carbon intensity tax che valorizzi sui mercati internazionali il livello di eccellenza raggiunto dal sistema produttivo del Paese nell’uso efficiente dell’energia.”

Quali ritiene saranno le implicazioni che tale accordo avrà per il nostro Paese

“La nuova impostazione delle politiche UE per gli obiettivi 2030 ha rimosso gli obiettivi vincolanti a livello nazionale per le rinnovabili e previsto, invece, un processo di verifica e cooperazione più stretta nella definizione dei nuovi piani nazionali 2030 per l’energia e il clima. Ciò può consentire all’Italia di superare gli errori del passato che hanno portato ad una mobilitazione spropositata di risorse solo per le rinnovabili elettriche: un peso di circa 13 miliardi all’anno sulle bollette degli italiani, che, oltretutto, finisce per penalizzare la competitività degli usi efficienti del vettore elettrico.

Con il nuovo pacchetto UE 2030, ci sono tutte le condizioni per una strategia italiana 2030 basata prioritariamente sulla promozione dell’efficienza energetica in chiave di aumento della competitività del sistema paese, sulla diffusione delle rinnovabili termiche e sulla penetrazione degli usi efficienti del vettore elettrico. Si tratta di disegnare una strategia di politica industriale ed economica mirata a superare virtuosamente la crisi economica che ancora pesa sulle prospettive del Paese e di generare un ciclo economico positivo che possa alimentare la stagione di investimenti, da parte di imprese e famiglie, necessari per conseguire gli obiettivi 2030 di politica energetica e ambientale.”